Ho una mia personale teoria su “Quello che le donne non dicono”. Capolavoro indiscusso di Enrico Ruggeri, che passerà alla storia come uno dei pochi uomini ad aver capito l’universo femminile.

Ma, esaminando il testo, io vedo chiari riferimenti non alle donne in genere, quanto alle prostitute sul ciglio della strada.

la voglia di piacere a chi c’è già
o potrà arrivare a stare con noi

Immagino il buon Enrico, al pianoforte, intento a comporre una canzone struggente, su quelle donne sfruttate e costrette a soddisfare clienti.

tanto ci potrai trovare qui
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche
neanche quando ti diremo ancora un altro “sì”.

Immagino che poi, un giorno, qualcuna abbia allargato il discorso originariamente voluto dall’autore a tutto il mondo femminile. E quindi complimenti di qua, grandi lodi di là.

A questo punto nessuno avrebbe detto come stanno realmente le cose. Immaginate voi la scena, Ruggeri col vocione basso e il faccione piacione:

“Mi spiace vi siate riviste tutte in questa canzone, ma io pensavo alle zoccole”.

No.

Un giorno riceverò una mail da parte sua con la conferma della mia teoria.
Enrico, tranquillo, conserverò il segreto.

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Intollerante a molte cose, soprattutto a me stesso. Dipendente da arachidi, pollo e cioccolata. Odio gli errori di grammatica e di battitura. Ho intrapreso una battaglia contro i doppi spazi. Da 0 a 30 anni ho vissuto a Napoli. Diploma scientifico, 60/100, che è il giusto prezzo da pagare per un pezzo di carta. Poi due anni all'università Parthenope, ma fare il rettore mi annoiava. Per nutrire il mio cinismo, inizio a lavorare nel settore del recupero crediti. Poi ho vissuto 4 anni a Monaco di Baviera, per contrastare il fenomeno dilagante del cappuccino accompagnato alla pizza. Sedicente showman, sedicente umorista, sedicente webmaster. Sogno di rivivere la vita di Benedetto Croce al contrario: nascere a Napoli, morire a Pescasseroli. Sulla mia autopsia ci sarà scritto "è morto di intolleranza".

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