Per la prima volta, sono stato a Play. O al Play. O alla Play. Insomma, alla fiera dei giochi da tavolo più importante d’Italia.

Le aspettative sono state rispettate: immaginavo una ressa di superappassionati, almeno una decina di giochi provati e centinaia di euro spesi.

Inoltre, la possibilità di incontrare alcuni youtuber che seguo e stimo, per poter scambiare quattro chiacchiere.

Memore delle foto dell’anno scorso, però, speravo in offerte migliori: pochi gli sconti importanti e poche, purtroppo, le novità da provare.

Scartato Rising sun, ho provato Among us, Near and far, Ethnos, King of Tokyo, Doggy Bag, I principi di Firenze, Star saga, Clank, Aeon’s end, Feelinks, The chameleon, Happy Salmon, Decrypto.

  1. Riserverò un altro post ai commenti dei giochi provati ed acquistati, magari.

Provare un gioco, già. Noi 4 abbiamo fatto ore di attesa, per giocare in ogni caso alcuni turni o, al massimo, mezz’ora di gioco. Facile. Così facendo, tutti possono provare più giochi, con buona pace dei dimostratori, che devono sicuramente spiegare il tutto più volte.

Invece no. Come segnalato diffusamente, ci sono dei simpatici visitatori che preferiscono monopolizzare un tavolo, giocando un paio d’ore e paralizzando le code. Nello stand dV Giochi sono stati chiari: “mezz’ora da quando finisco la spiegazione”. Altrove, l’anarchia.

Un plauso pubblico, invece, all’organizzazione dei parcheggi. E sono MOLTO ironico.

Venerdì: esibisco una delle tre ricevute del parcheggio PARKFORFUN a caso, perché sulla ricevuta NON è segnalata la data. L’addetto finge di guardare, ci fa entrare senza dare indicazioni. Alcuni minuti per trovare la sezione adatta.

Sabato: altra ricevuta, l’addetto ci chiede “sapete già dove andare?”, domanda pertinente ma con 24 ore di ritardo.

Domenica: altra ricevuta, entriamo senza problemi. Parcheggiamo. Solo al cancello, un addetto sicuramente troppo zelante, ci dice che avremmo dovuto parcheggiare dentro, risparmiando un po’ di cammino. “Nessuno ce l’ha detto. Abbiamo seguito i cartelli PARKFORFUN”, rispondiamo noi. “Sì, seguendo le frecce si arriva qua e poi uno deve chiedere”, la sua risposta. Ah.

Finiamo con le cose belle: le soddisfazioni personali.

Ritrovare alcuni amici ed alcuni volti. Ignorarne altri. Incontrare Teo, dopo alcuni anni di chiacchierate online. E sentirsi dire che “avevo fatto una lista delle cose da fare e c’era anche incontrare te”. E abbracciare Flavio ed essere stato un’estensione delle sue mani, giocando a Clank, tra risate e chiacchiere, come se ci conoscessimo da sempre. E essere fermato dai giullari, per un commento a caldo e scattare con loro la mia foto migliore di Play. O del Play. O della Play.

Teo e Moglie Fiavio, il meeple con la camicia I Giullari

All’anno prossimo!

 

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Intollerante a molte cose, soprattutto a me stesso. Dipendente da arachidi, pollo e cioccolata. Odio gli errori di grammatica e di battitura. Ho intrapreso una battaglia contro i doppi spazi. Da 0 a 30 anni ho vissuto a Napoli. Diploma scientifico, 60/100, che è il giusto prezzo da pagare per un pezzo di carta. Poi due anni all'università Parthenope, ma fare il rettore mi annoiava. Per nutrire il mio cinismo, inizio a lavorare nel settore del recupero crediti. Poi ho vissuto 4 anni a Monaco di Baviera, per contrastare il fenomeno dilagante del cappuccino accompagnato alla pizza. Sedicente showman, sedicente umorista, sedicente webmaster. Sogno di rivivere la vita di Benedetto Croce al contrario: nascere a Napoli, morire a Pescasseroli. Sulla mia autopsia ci sarà scritto "è morto di intolleranza".