Se anche io, che odio star tante ore a fare la stessa cosa, ci ho messo solo 4 giorni a vedere 15 puntate da 50 minuti l’una, evidentemente questa serie è tanta roba…

Ci sono dei cicli, per quanto riguarda le serie tv. L’anno scorso era Narcos, quest’anno il boom risponde al nome di “la casa di carta”, definizione da settimana enigmistica per “la zecca di stato”.

La mia bacheca di Facebook è tutto un “sto guardando la casa de papel”.

Una produzione spagnola, su cui non avrei scommesso un euro, ma che si è rivelata essere una serie matura, profonda e ben scritta.

Complice una caratterizzazione pazzesca dei protagonisti, ci si sente particolarmente vicini alle loro vicende e, spesso, ci troveremo a condividere con loro scelte non proprio etiche.

La serie, come tutte quelle che ho visto, è conclusa, pertanto potete guardarla senza dover aspettare 15 mesi, per poi vedere in una settimana tutti i nuovi episodi (qualcuno ha detto Game of thrones?).

La totale assenza di sentimenti di Berlino, il rapporto tra Mosca e Denver, l’amore tra Tokyo e Rio… Faticherete a trovare il vostro personaggio preferito.

Vedetela, perché ne Vale La Peña!

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Intollerante a molte cose, soprattutto a me stesso. Dipendente da arachidi, pollo e cioccolata. Odio gli errori di grammatica e di battitura. Ho intrapreso una battaglia contro i doppi spazi. Da 0 a 30 anni ho vissuto a Napoli. Diploma scientifico, 60/100, che è il giusto prezzo da pagare per un pezzo di carta. Poi due anni all'università Parthenope, ma fare il rettore mi annoiava. Per nutrire il mio cinismo, inizio a lavorare nel settore del recupero crediti. Poi ho vissuto 4 anni a Monaco di Baviera, per contrastare il fenomeno dilagante del cappuccino accompagnato alla pizza. Sedicente showman, sedicente umorista, sedicente webmaster. Sogno di rivivere la vita di Benedetto Croce al contrario: nascere a Napoli, morire a Pescasseroli. Sulla mia autopsia ci sarà scritto "è morto di intolleranza".